Ho scoperto per caso una canzone che mi è subito piaciuta, "Dark Feminine Energy", di una cantante soul chiamata Naya Blu. Ho cominciato a seguirla e l'ho consigliata a qualche amico. Poi ho notato una cosa: continuavano a uscire album nuovi. Uno, poi un altro, poi un altro ancora.
I conti sono questi. Il singolo esce il 7 aprile 2026 e dura cinque minuti e ventotto secondi. Nove giorni dopo arriva un album, "Feminine Energy": dieci brani, quarantun minuti. Il 2 settembre esce "I AM THE ROOM", il 2 ottobre "GLAMOUR MAGIC". Su Apple Music oggi gli album di Naya Blu sono dodici, tutti del 2026. I titoli delle canzoni sembrano un manuale di autostima: "Money Flows To Me Effortlessly", "I Get Paid To Exist", "I Love You, My Body". Nei crediti voce, testi e produzione sono attribuiti a un nome solo. Il 18 ottobre 2026 su Spotify aveva circa 27.000 ascoltatori mensili; il catalogo si ascolta su Spotify e su Apple Music.
Dietro Naya Blu c'è una cantante? Un progetto costruito con l'intelligenza artificiale? Una combinazione delle due cose? Non lo so, e lo dico subito. Ma cercando la risposta ho trovato una domanda che mi interessa di più: che cosa succede quando produrre una canzone non costa più quasi niente, e chi decide se quella canzone frutta qualcosa.
Quello che si sa, e quello che no
Il ritmo delle uscite giustifica la domanda, ma non basta a rispondere: la data di pubblicazione dice quando un disco esce, non quanto tempo ci è voluto a farlo. Il nome dell'etichetta, 11384156 Records DK, è quello che il distributore DistroKid assegna in automatico a chi non ne indica uno (e DistroKid ospita infatti le pagine di lancio dei suoi album), e dice come la musica arriva sulle piattaforme, non come è stata fatta. Il profilo non dichiara l'uso dell'IA, e nessuna fonte che ho trovato lo fa.
Naya Blu resta una domanda aperta, e la lascio aperta. Il suo catalogo mi è servito a farmi la domanda, non a rispondere. Quello che segue vale in entrambi i casi, persona o progetto costruito con l'IA.
Come si genera una canzone
Il servizio più noto per generare canzoni si chiama Suno. Gli scrivi una descrizione ("ballata soul, voce femminile calda, tema: amare sé stesse") e in pochi secondi ti restituisce un brano completo, con melodia, arrangiamento e una voce che canta.
Come funzionino i modelli commerciali di Suno non è documentato. Lo è invece Bark, un modello audio che Suno ha pubblicato nel 2023, e vale come esempio del principio. Un programma di compressione trasforma il suono in una sequenza di numeri, i token audio. Poi tre modelli transformer lavorano in fila: il primo passa dal testo a token che descrivono che cosa deve succedere nel suono, il secondo li traduce in token audio grezzi, il terzo aggiunge i dettagli fini. Il suono, insomma, si può rappresentare con token ed elaborare con modelli transformer, come il testo nei modelli linguistici.
Il risultato è credibile. In un test Deezer/Ipsos pubblicato nel novembre 2025, su 9.000 persone in otto paesi, il 97% non ha classificato correttamente tre brani, due generati e uno umano. Lo stesso sondaggio dice però che l'80% vuole un'etichetta chiara sulla musica generata e il 45% di chi usa lo streaming vorrebbe poterla filtrare. Non distinguerla all'ascolto e non volerla sono due cose diverse.
L'offerta è esplosa
Quando produrre costa così poco, l'offerta cresce senza freni. I numeri più precisi li pubblica Deezer, una piattaforma di streaming francese nata a Parigi nel 2007, quotata in borsa e molto più piccola di Spotify: la menziono perché ha costruito un proprio sistema per riconoscere la musica interamente generata e dal gennaio 2025 pubblica con regolarità quanta ne riceve. A gennaio 2025, quando ha avviato la rilevazione, contava 10.000 brani generati al giorno, il 10% dei caricamenti. A giugno 2026 erano 90.000 al giorno in media, e nei giorni di picco più della metà di tutta la musica nuova arrivata su Deezer. In diciotto mesi il flusso si è moltiplicato per nove.
C'è un secondo numero, che Deezer non pubblica ma che i suoi dati permettono di ricavare: se 90.000 brani sono la metà dei caricamenti, i caricamenti sono 180.000 al giorno, e gli altri 90.000 non sono generati. Rifatto il conto su tutta la serie, i brani non generati stanno fermi fra 80.000 e 100.000 al giorno per diciotto mesi, mentre il totale raddoppia. La musica fatta dalle persone non è calata di un brano: la musica generata le si è aggiunta accanto, fino a eguagliarla. Sono stime, perché i dati di partenza sono arrotondati e il dato di giugno mescola una media mensile con una quota dei giorni di picco, e "non generati" comprende anche i brani fatti con un aiuto parziale dell'IA. Ma la forma del fenomeno è chiara: a monte non c'è sostituzione, c'è un raddoppio dell'offerta. La sostituzione, se avviene, avviene a valle, dove l'attenzione di chi ascolta è rimasta quella di prima.

Chi carica una canzone, però, non viene pagato per averla caricata. Viene pagato se qualcuno la ascolta, e le regole su che cosa conta come ascolto le scrivono le piattaforme. Negli ultimi due anni le hanno riscritte quasi tutte nella stessa direzione.
Le regole sono cambiate
Le piattaforme hanno riscritto le regole su due fronti, chi viene pagato e che cosa vede chi ascolta, senza vietare la musica generata, con un'eccezione che vedremo.
Il primo fronte è il pagamento. La regola di base è di Spotify e precede l'esplosione della musica generata: dall'aprile 2024 un brano deve aver fatto almeno 1.000 ascolti negli ultimi dodici mesi, da un numero minimo di ascoltatori distinti che Spotify non rende pubblico, per entrare nel calcolo delle royalty sulla registrazione. Spotify lo spiega così: decine di milioni di brani avevano fra 1 e 1.000 ascolti l'anno e producevano in media tre centesimi al mese, e la soglia toglie a chi carica la possibilità di ricavare spiccioli da un volume altissimo di brani. Chi pubblica mille canzoni che restano sotto soglia non incassa niente, e la regola c'era prima che l'IA rendesse facile produrle.
Poi ci sono gli ascolti finti, prodotti da programmi per gonfiare i compensi. Secondo Deezer, nel 2025 fino all'85% degli ascolti dei brani interamente generati era di questo tipo, e Deezer li esclude dai pagamenti. Spotify dichiara che gli ascolti artificiali non producono royalty, non contano nelle classifiche e non influenzano le raccomandazioni; dall'aprile 2024 addebita una penale ai distributori e alle etichette per i brani con ascolti artificiali in quantità flagrante, e nel settembre 2025 ha dichiarato di aver tolto dal catalogo oltre 75 milioni di brani "spam" in dodici mesi. Tidal, nel giugno 2026, è andata oltre: la musica riconosciuta come interamente generata resta ascoltabile ma non riceve royalty.
Il secondo fronte è la visibilità. Deezer etichetta la musica riconosciuta come interamente generata, la toglie dalle raccomandazioni algoritmiche e dalle playlist editoriali, e il 13 ottobre 2026 ha annunciato un filtro, in arrivo entro fine anno, che la esclude anche dai risultati di ricerca per chi lo attiva. Spotify ha scelto un'altra unità di misura: da metà settembre 2026 mostra un'etichetta "AI Persona" sui profili la cui identità pubblica sembra generata dall'IA, e di default esclude la loro musica dalle raccomandazioni editoriali e algoritmiche. L'etichetta riguarda l'identità che il progetto presenta al pubblico, non l'uso di strumenti come Suno nella produzione; a quello Spotify risponde con un filtro antispam che tiene i caricamenti sospetti fuori dalle raccomandazioni, con il divieto di imitare la voce di un artista senza il suo consenso e con uno standard, sviluppato con l'industria, per dichiarare nei crediti dove l'IA è stata usata. All'estremo c'è l'eccezione: Bandcamp, il negozio online degli indipendenti, dal gennaio 2026 vieta del tutto la musica generata interamente o in parte sostanziale dall'IA.
Strumenti diversi, direzione uguale: meno soldi e meno visibilità a chi produce musica generata in quantità. Il risultato si vede nei numeri di Deezer. Ad aprile 2026 la musica generata valeva fra l'1 e il 3% degli ascolti totali, contro quasi metà dei caricamenti. Una parte di questa distanza dipende proprio dalle regole: un brano escluso dalle raccomandazioni perde uno dei canali principali con cui la musica viene scoperta.
Chi regge e chi no
Il caso di successo più noto aiuta a vedere che cosa c'è intorno al modello che genera la musica. Dietro Xania Monet c'è Telisha Jones, poetessa del Mississippi, che scrive i testi e usa Suno per trasformarli in canzoni R&B. Xania Monet ha accumulato milioni di ascolti, con "How Was I Supposed to Know?" è stata la prima artista IA nota a entrare in una classifica radiofonica di Billboard e ha firmato un accordo multimilionario con l'etichetta Hallwood Media.
L'IA qui abbassa il costo di produzione. Intorno al modello, però, ci sono un'autrice riconoscibile, una storia e una struttura di promozione. Quanto ciascuna abbia pesato sul successo non lo sappiamo, e la radio e il contratto possono essere arrivati anche dopo i primi ascolti. Ma sono cose che una fabbrica di catalogo anonima non ha, e che le regole delle piattaforme rendono più importanti.
Dove finisce il valore
Nell'articolo sulla catena del valore dell'IA ho sostenuto che i soldi li fa chi non puoi sostituire. La musica generata lo mostra bene. Quando molti possono produrre musica simile a costi bassissimi, saperla generare dà poco vantaggio. Gli anelli più difficili da sostituire sono due, e stanno ai lati del modello che genera la musica.
A valle c'è la distribuzione: Spotify e Deezer decidono che cosa conta come ascolto, che cosa viene raccomandato, che cosa viene pagato.
A monte c'è il catalogo da cui i modelli imparano. Un modello come quello di Suno non inventa la musica dal nulla: viene addestrato su milioni di registrazioni esistenti, da cui ricava le regolarità che poi riproduce, come una voce soul si appoggia su certe note o come si costruisce un ritornello. Per questo chi possiede le registrazioni ha in mano la materia prima di cui ogni modello che genera musica ha bisogno. Le grandi case discografiche avevano fatto causa a Suno e a Udio, un servizio concorrente che funziona allo stesso modo, accusandoli di aver addestrato i sistemi su registrazioni protette. Tra ottobre e novembre 2025 Universal ha chiuso la causa con Udio e Warner con Udio e con Suno. Ad agosto 2026 BMG, la casa discografica ed editore musicale del gruppo Bertelsmann, ha firmato con Suno, con un compenso per gli artisti che partecipano. Il 9 settembre 2026 Suno ha lanciato v6, la sua nuova generazione di modelli, sviluppata con Warner, BMG e Believe, un distributore digitale francese che lavora con etichette indipendenti, e ha annunciato il ritiro dei modelli precedenti. Alcuni grandi titolari di cataloghi hanno smesso di fare causa ai produttori di questi modelli e hanno cominciato a farsi pagare per alimentarli. Gli accordi prevedono che gli artisti scelgano se partecipare, con controllo su nome, voce e brani usati nelle canzoni nuove e, dove lo dicono, un compenso: le cifre e i criteri di riparto non sono pubblici.
Resta quindi da capire quanto di quei soldi arrivi a chi la musica l'ha fatta, e soprattutto a chi ha suonato e cantato le registrazioni già nel catalogo, quelle su cui i modelli sono stati addestrati. Un catalogo raccoglie il lavoro di autori, cantanti, produttori e musicisti, con contratti diversi. Nel settembre 2026 il Council of Music Makers, che riunisce le organizzazioni britanniche dei creatori, ha contestato che clausole generiche nei contratti vecchi bastino ad autorizzare l'uso delle registrazioni nell'IA, e chiede consenso esplicito per ogni uso e un compenso equo per l'addestramento. Negli Stati Uniti il sindacato dei musicisti, l'American Federation of Musicians, ha fatto causa a Universal, Atlantic e Warner Records nel giugno 2026: sostiene che gli accordi con Suno e Udio siano un "nuovo uso" delle registrazioni, che per contratto collettivo va notificato e pagato ai musicisti che le hanno suonate. Sono contestazioni aperte, non violazioni accertate. Ma dicono dove si è spostato il conflitto: chi può dare il consenso, per quali usi, con quale quota.
Un soggetto guadagna già, e sta fuori da questa contesa: chi produce e vende il modello. Nel marzo 2026 il fondatore di Suno ha dichiarato due milioni di abbonati paganti e 300 milioni di dollari di ricavi annualizzati. Sono numeri dichiarati dall'azienda, non bilanci. Dicono però che si può incassare vendendo la possibilità di fare musica anche se la maggior parte di chi la fa non incasserà nulla dalle canzoni: molti pagano per creare, non per essere ascoltati.
In mezzo resta chi genera le canzoni per farle ascoltare. Generarle costa pochissimo, ma pochissimo a tutti; selezionarle, rifinirle e farle conoscere costa ancora.
Il peso si è spostato
Produrre e registrare una canzone richiedeva musicisti, studi e tempo. Per alcuni generi di brani oggi bastano pochi secondi. L'attenzione di chi ascolta, invece, è limitata come prima. Così pesa ancora di più chi decide quali canzoni far scoprire e a quali condizioni pagarle.
Non so se Naya Blu sia una persona o un progetto costruito con l'IA. So che, in entrambi i casi, il suo catalogo frutta solo se passa regole che non ha scritto lei. E so su che cosa oggi si litiga davvero nella musica: chi ha il potere di autorizzare la musica nuova e di partecipare ai suoi ricavi. Finora la risposta è la stessa dell'articolo sulla catena del valore: chi controlla il catalogo e chi controlla l'ascolto.
