Aggiornamento dal libro
I numeri dell'adozione
Quanto l'intelligenza artificiale è davvero entrata nelle aziende e nel lavoro, in Italia e nel mondo.
Stato al 14 agosto 2026
Questa pagina sostituisce un elenco che sul cartaceo sarebbe invecchiato. Non ha una cadenza fissa di aggiornamento: la data qui sopra dice quando l'ho rivista l'ultima volta.
Su questa materia girano percentuali che sembrano smentirsi a vicenda. Un lavoratore italiano su due dichiara di usare l'IA in azienda; il 16,4% delle imprese italiane ne usa almeno una tecnologia; l'8% degli italiani fra i 16 e i 74 anni dice di averla usata per lavoro. Sono tre misure vere, dello stesso anno, con tre basi diverse. Qui trovi i numeri con accanto il loro perimetro, l'anno della rilevazione e chi li ha raccolti.
Quante imprese la usano
Eurostat e Istat fanno alle imprese la stessa domanda in tutta l'Unione: usate almeno una fra otto tecnologie di IA, dall'analisi del linguaggio scritto al riconoscimento vocale, dalla generazione di testo o immagini all'automazione dei flussi di lavoro? Il campione sono le imprese con almeno dieci addetti, escluso il settore finanziario. Ultimo anno rilevato: 2025.
| Imprese che usano almeno una tecnologia di IA | Italia 2025 | Italia 2024 | UE 2025 |
|---|---|---|---|
| Tutte, da 10 addetti in su | 16,4% | 8,2% | 19,95% |
| Da 10 a 49 addetti | 14,23% | 6,89% | 17,00% |
| Da 50 a 249 addetti | 27,62% | 14,71% | 30,36% |
| Oltre 250 addetti | 53,09% | 32,50% | 55,03% |
Eurostat, indagine sull'uso delle tecnologie dell'informazione nelle imprese, dati 2025. Il dato italiano è quello che Istat trasmette a Eurostat, e infatti le due fonti coincidono.
L'Italia è diciottesima fra i ventisette Stati membri, tre punti e mezzo sotto la media europea. In cima c'è la Danimarca con il 42,03%, in fondo la Romania con il 5,21%. Istat mostra la faccia opposta dello stesso dato: l'83,6% delle imprese italiane con almeno dieci addetti non usa nessuna tecnologia di IA.
La riga che spiega le altre è quella delle classi dimensionali. Sopra i 250 addetti la usa più di un'impresa su due, sotto i 50 una su sette. In Italia la seconda categoria è la quasi totalità delle imprese, e lì sta la distanza fra il racconto dell'IA e il tessuto produttivo del paese. I due valori sono raddoppiati entrambi in un anno, e il divario fra loro è rimasto dov'era.
Le grandi imprese italiane: dove si assottiglia la catena
L'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano intervista ogni anno grandi imprese, PMI e lavoratori, e presenta i risultati a febbraio. Questi vengono dalla rilevazione 2025, presentata il 5 febbraio 2026. Messi in ordine decrescente descrivono una catena che perde pezzi a ogni passaggio.
| Grandi imprese italiane che... | 2025 |
|---|---|
| hanno acquistato licenze di almeno uno strumento di IA generativa | 84% |
| hanno almeno un progetto di IA avviato | 71% |
| hanno almeno un'iniziativa di IA generativa | 60% |
| tentano di misurare i benefici dell'IA generativa | 54% |
| la usano in modo pervasivo, su più funzioni aziendali | una su cinque |
| hanno in corso un progetto strutturato di adeguamento all'AI Act | 15% |
| misurano i benefici in modo periodico e strutturato | 11% |
| hanno una governance strutturata dell'IA | 9% |
Fra la prima riga e l'ultima ci sono settantacinque punti. Comprare le licenze l'ha fatto quasi tutta la platea; misurare se servono lo tenta poco più della metà; farlo con regolarità riesce a una su nove; avere qualcuno che risponde di come l'IA viene usata in azienda resta raro.
Le PMI stanno indietro di un ordine di grandezza: l'8% ha progetti di IA, il 15% fra le medie e il 7% fra le piccole. Il mercato italiano dell'IA vale 1,8 miliardi di euro nel 2025, il 50% in più del 2024. Il 19% di quella spesa viene dalla pubblica amministrazione, che è una quota di mercato e non una quota di amministrazioni che usano l'IA.
Otto utilizzatori su dieci usano anche strumenti che l'azienda non ha fornito. Solo il 19% di chi usa l'IA al lavoro dichiara di limitarsi agli strumenti aziendali. Quattro grandi imprese su dieci hanno definito linee guida d'uso, il 24% vieta gli strumenti di IA generativa che non ha fornito.
Il numero da tenere accanto a questo è il 9% di governance strutturata. Finché i due restano a questa distanza, il rischio da presidiare riguarda dove finiscono i documenti che qualcuno incolla in una chat aperta con un account personale, e chi in azienda sarebbe in grado di accorgersene.
Le persone
Eurostat chiede alle persone fra i 16 e i 74 anni se hanno usato strumenti di IA generativa nei tre mesi precedenti l'intervista. L'indagine europea del 2025 poggia su circa 330.000 individui.
| Persone di 16-74 anni che hanno usato IA generativa (2025) | Italia | UE |
|---|---|---|
| per qualunque scopo | 19,86% | 32,66% |
| per scopi personali | 12,81% | 25,49% |
| per lavoro | 8,00% | 15,36% |
Le percentuali sono calcolate su tutta la popolazione fra 16 e 74 anni, occupati e non. Per questo l'8,00% per lavoro convive senza contraddizione con il 47% di lavoratori che l'Osservatorio trova in azienda: le due basi sono diverse.
L'Italia è penultima nell'Unione, davanti alla sola Romania. Fra i giovani europei di 16-24 anni la quota sale al 64%.
Dal lato dei fornitori esiste una sola cifra recente e attribuibile a chi la dichiara: il 31 marzo 2026 OpenAI ha scritto di avere oltre 900 milioni di utenti attivi settimanali e oltre 50 milioni di abbonati. Va letta per quello che è. OpenAI non pubblica la definizione di "utente attivo settimanale", quindi non si sa se conti account, persone o dispositivi, e nessun terzo la verifica. Google, Anthropic e Microsoft non hanno pubblicato cifre paragonabili e datate.
Nel mondo: quante lo dichiarano, quante lo vedono nei conti
Il sondaggio annuale di McKinsey sullo stato dell'IA è la fonte da cui arrivano quasi tutte le percentuali globali di adozione in circolazione, compreso l'AI Index di Stanford, che le ripubblica. Ultima edizione: 5 novembre 2025, 1.993 dirigenti in 105 paesi, questionario chiuso a fine luglio 2025.
| Organizzazioni che dichiarano di... | 2025 |
|---|---|
| usare l'IA in almeno una funzione aziendale | 88% |
| sperimentare almeno un agente | 62% |
| aver visto almeno una conseguenza negativa | 51% |
| attribuire all'IA un qualsiasi effetto sull'EBIT | 39% |
| aver iniziato a portarla su scala aziendale | circa un terzo |
| ricavarne un effetto sull'EBIT del 5% o più | circa 6% |
La prima riga e la quarta vengono dallo stesso questionario e finiscono spesso nello stesso titolo. La prima dice che qualcuno in azienda ha aperto uno strumento di IA. La quarta dice se questo si vede nei conti, e la maggior parte di chi risponde di sì indica meno del 5% dell'EBIT.
Chi compila un sondaggio sull'IA è di norma chi se ne occupa: il campione è un panel di dirigenti che accettano di rispondere, non un'estrazione casuale di imprese. Eurostat e Istat non hanno questo problema, McKinsey e l'Osservatorio sì. Usa i primi per sapere quante imprese, i secondi per sapere che cosa stanno facendo quelle che lo fanno.
Il lavoro
Il libro spiega perché le percentuali alte misurano ore di lavoro automatizzabili e non posti che spariscono. Qui ci sono le cifre, ciascuna con la definizione che le appartiene.
Ore, non posti. Il McKinsey Global Institute, nel rapporto "Agents, robots, and us" del 25 novembre 2025, ripartisce così le ore lavorate negli Stati Uniti nel 2024.
| Ore lavorate negli Stati Uniti | Chi potrebbe svolgerle | Quota |
|---|---|---|
| non automatizzabili, non fisiche | persone | 21% |
| non automatizzabili, fisiche | persone | 22% |
| automatizzabili, non fisiche | agenti software | 44% |
| automatizzabili, fisiche | robot | 13% |
Il 57% che circola è la somma delle ultime due righe. Il rapporto scrive che quella stima "riflette il potenziale tecnico di cambiamento in ciò che le persone fanno, non una previsione di perdita di posti di lavoro". Il perimetro sono i soli Stati Uniti e le sole ore retribuite, che valgono circa il 45% delle ore di veglia. Ed è lo scenario prudente fra quelli considerati: in quello rapido, agenti e robot arrivano al 60-70% delle ore lavorate nel mondo.
Il saldo previsto resta positivo, e la fonte non si è mossa. Il Future of Jobs Report del World Economic Forum stima 170 milioni di posti creati e 92 milioni eliminati entro il 2030, con un saldo netto di 78 milioni. Al 14 agosto 2026 l'ultima edizione è ancora quella del 7 gennaio 2025: la serie ne conta cinque, del 2016, 2018, 2020, 2023 e 2025, e un rapporto del 2026 non esiste. Se trovi citato un "Future of Jobs Report 2026", si tratta di altri lavori pubblicati dal WEF nel gennaio 2026, con perimetro e metodo diversi.
La stima italiana, e l'ordine in cui va letta. Nell'ottobre 2025 l'Osservatorio del Politecnico di Milano ha presentato alla Camera dei Deputati due cifre che vanno tenute nel verso giusto: circa il 50% dei posti di lavoro equivalenti in Italia è teoricamente automatizzabile già oggi, e il 18% potrebbe esserlo effettivamente entro il 2033, cioè il lavoro di circa 3,8 milioni di persone. Le due cifre girano spesso invertite, con il 18% attribuito a oggi e il 50% al 2033: i numeri sono giusti, l'anno e l'avverbio no. "Posti di lavoro equivalenti" sono unità di lavoro, non teste. E la stessa ricerca accosta a quel 18% un numero che nelle citazioni sparisce quasi sempre: entro il 2033 all'Italia mancherebbero 5,6 milioni di posti equivalenti per ragioni demografiche.
Quello che si è già visto succedere. Il gruppo di Erik Brynjolfsson alla Stanford Digital Economy Lab misura l'occupazione sulle buste paga di ADP, milioni di lavoratori americani, invece che su previsioni. La versione rivista il 12 agosto 2026, con dati fino a giugno 2026, dice sei cose.
- Non c'è evidenza di uno spostamento di posti di lavoro diffuso su tutta l'economia.
- L'occupazione dei 22-25enni nelle professioni più esposte all'IA sta il 19% sotto il livello che avrebbe avuto seguendo l'andamento dei coetanei in professioni meno esposte. Per i lavoratori esperti un divario paragonabile non c'è.
- Il divario si allarga da quando è stato misurato la prima volta, nell'agosto 2025.
- Passa dalle assunzioni che non avvengono, più che dalle uscite.
- Si concentra dove l'IA sostituisce il lavoro umano; dove lo affianca, l'occupazione è stabile o cresce, soprattutto per chi ha esperienza.
- L'aggiustamento avviene sull'occupazione e non sulle retribuzioni di base.
Gli autori dichiarano di considerarli "indicatori descrittivi precoci - canarini nella miniera - e non stime causali". I dati sono americani, e l'effetto si attenua quando si tiene conto del titolo di studio.
Gli annunci di lavoro. In Italia, nel 2025, circa 44.000 posizioni su 3,2 milioni di annunci pubblicati chiedevano competenze di intelligenza artificiale, il 93% in più dell'anno prima. È l'1,4% degli annunci. La stessa misura letta dall'archivio internazionale di Lightcast dà l'1,33%, e le due cifre coincidono perché risalgono alla stessa fonte, non perché si confermino a vicenda. Per confronto, sempre nel 2025: Singapore 4,69%, Stati Uniti 2,56%, Regno Unito 1,93%, Germania 1,13%, Francia 0,99%.
Gli indicatori aggiornati di Stanford →
Come si legge una percentuale di adozione
Quando arriva un numero nuovo, quattro domande bastano a capire se dice quello che sembra dire. Sono le stesse che ho usato per costruire questa pagina.
| Qual è la base? | Imprese, lavoratori, popolazione, annunci. "Un lavoratore su due" e "il 16,4% delle imprese" sembrano smentirsi e non lo fanno: contano cose diverse. |
| Che cosa chiede la domanda? | "Ha comprato licenze" (84%), "ha un progetto" (71%), "la usa su più funzioni" (una su cinque) e "vede un effetto sull'EBIT" (39%) sono quattro domande diverse sullo stesso argomento. |
| Di che anno è la rilevazione? | Non l'anno di pubblicazione. I dati dell'Osservatorio presentati nel febbraio 2026 sono rilevati nel 2025; il questionario McKinsey pubblicato a novembre 2025 si è chiuso a luglio. |
| Chi ha risposto, e perché? | Un campione statistico estratto (Eurostat, Istat), un panel di dirigenti che accetta di compilare un questionario sull'IA (McKinsey, Osservatorio), o un archivio di annunci e buste paga che non chiede niente a nessuno (Lightcast, ADP). Le tre cose non si mescolano nella stessa frase. |
Che cosa è cambiato
14 agosto 2026 · prima pubblicazione
L'adozione italiana è raddoppiata in un anno, il divario dimensionale no. Le imprese che usano l'IA passano dall'8,2% al 16,4%, ma la distanza fra chi ha più di 250 addetti e chi ne ha meno di 50 resta di quasi quaranta punti. Se lavori in una grande impresa, quello che vedi intorno a te non è il paese.
Lo studio di Stanford sulle buste paga è stato rivisto il 12 agosto 2026. Il divario dei giovani nelle professioni esposte sale dal 15-16% della versione precedente al 19%, e la prima delle sei constatazioni resta che uno spostamento diffuso di posti di lavoro non si vede. Chi cita quello studio per annunciare la fine del lavoro d'ingresso cita metà del risultato.
Sulle previsioni occupazionali non c'è niente di nuovo da diciannove mesi. Le cifre 170 / 92 / +78 milioni che trovi ovunque vengono dal rapporto del gennaio 2025 e non sono state riviste. Quando un numero resta fermo così a lungo mentre la materia si muove, conta più come ordine di grandezza che come previsione.
Che cosa non c'è qui, e perché.
Un tasso di adozione per la pubblica amministrazione italiana non esiste. La ricognizione di AgID pubblicata nel giugno 2025 raccoglie le risposte volontarie di 108 organizzazioni fra amministrazioni centrali e gestori di servizi nazionali, 45 delle quali dichiarano progetti avviati: dà un numero di progetti, non una quota di amministrazioni. Una nuova ricognizione a perimetro allargato si è chiusa il 21 novembre 2025 e i risultati non risultano pubblicati.
Dell'Osservatorio non conosco il campione. Il comunicato pubblico non dichiara quante imprese e quanti lavoratori siano stati intervistati, né come siano stati scelti, e il rapporto integrale è riservato agli abbonati. Le sue percentuali stanno in questa pagina con quel limite dichiarato.
Girano anche altri indici di diffusione dell'IA per paese, costruiti dai fornitori sui propri dati d'uso. Non li riporto finché non riesco a leggere come sono calcolati.
Fonti
- Eurostat, uso dell'intelligenza artificiale nelle imprese, dati 2025, interrogati sul database il 14 agosto 2026; comunicato Eurostat dell'11 dicembre 2025.
- Eurostat, uso dell'intelligenza artificiale generativa da parte degli individui, dati 2025, database interrogato il 14 agosto 2026; comunicati del 16 dicembre 2025 e del 10 febbraio 2026.
- Istat, "Imprese e ICT - Anno 2025", statistica report del 15 dicembre 2025.
- Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, comunicato sui risultati della Ricerca 2025, presentati il 5 febbraio 2026; comunicato dell'ottobre 2025 sulla ricerca presentata alla Camera dei Deputati per le stime al 2033. Consultati il 14 agosto 2026.
- McKinsey, "The state of AI in 2025: Agents, innovation, and transformation", 5 novembre 2025.
- McKinsey Global Institute, "Agents, robots, and us: Skill partnerships in the age of AI", 25 novembre 2025.
- World Economic Forum, "Future of Jobs Report 2025", 7 gennaio 2025; pagina della serie consultata il 14 agosto 2026 per verificare che non esistano edizioni successive.
- Brynjolfsson, Chandar, Chen, "Canaries in the Coal Mine? Six Facts about the Recent Employment Effects of Artificial Intelligence", Stanford Digital Economy Lab, versione rivista del 12 agosto 2026, consultata il 14 agosto 2026.
- Stanford HAI, AI Index Report 2026, capitolo 4, per i dati Lightcast sugli annunci di lavoro.
- OpenAI, comunicato del 31 marzo 2026, per le cifre dichiarate sugli utenti.
- AgID, "L'Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione", rapporto del giugno 2025 su indagine svolta fra il 25 settembre e il 10 ottobre 2024.
Da dove arrivi
- Capitolo 9 - Scegliere e governare una soluzione
- Capitolo 10 - Ridisegnare il proprio lavoro
Cronologia degli aggiornamenti
- 14 agosto 2026Prima versione della pagina, pubblicata prima dell'uscita della quarta edizione.