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Chunking e finestra di contesto

L'arte di dosare l'informazione nell'IA

Pubblicato il 26 ottobre 20253 minuti di lettura
Chunking e finestra di contesto
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Questo tema nel libroParte I - Capire4 capitoli: apri la sintesi e leggi come iniziano

Questa parte ricostruisce da dove viene l’IA, come impara una macchina, come nascono i modelli di linguaggio e che cosa sta intorno al modello: fine-tuning, RAG, finestra di contesto, harness.

I capitoli di questa parte

  • Capitolo 1 · pagina 25Da dove viene l’IA che usi ogni giornoLa nascita dell’IA · Dove siamo oggi

    La chat che usi tutti i giorni nasce da una storia lunga settant’anni. Siamo nel 1950, l’epoca in cui i primi calcolatori entrano nei laboratori. Alan Turing, matematico inglese, si domandò se quelle macchine fossero in grado di pensare. Cercando la risposta si rese conto che il concetto stesso di “pensare” era difficile, se non impossibile, da definire. Cambiò allora prospettiva e concluse che il modo migliore per stabilire se una macchina pensa fosse una prova: se una persona, conversando con un calcolatore, non riesce a capire che sta parlando con una macchina, allora quella macchina ha superato il test. Sei anni dopo, a Dartmouth, John McCarthy diede un nome a quella che stava diventando una disciplina: “intelligenza artificiale, la scienza e l’ingegneria di creare macchine intelligenti”. Molti studiosi si dedicarono a quell’obiettivo, e in poco tempo si consolidarono due approcci diversi. Il primo diceva: scriviamo noi le regole, una per una, e la macchina le applica, come fa un programma tradizionale. Il secondo diceva: diamo alla macchina molti esempi e lasciamo che le regole se le ricavi da sola, con algoritmi ispirati ai neuroni del cervello. La prima strada diede presto risultati tangibili e sembrò la migliore, e lo rimase fino alla fine degli anni Ottanta. Poi, con il crescere della potenza di calcolo, con l’arrivo dei cosiddetti big data e grazie ad algoritmi sempre più raffinati, la seconda strada, quella delle reti neurali artificiali, ebbe la meglio. Nel 2012 una rete neurale profonda (deep neural network) vinse una gara di riconoscimento di immagini con un distacco che nessuno si aspettava. Negli anni seguenti arrivarono i modelli di linguaggio (i large language model), e il 30 novembre 2022 ChatGPT li mise a disposizione del grande pubblico, con una velocità di diffusione da record: oltre cento milioni di persone nei primi due mesi. Il capitolo racconta questa storia e si chiude con una panoramica di quello che l’IA sa fare oggi, dalle proteine alle auto senza conducente. Una cosa da tenere a mente per tutto il libro è la differenza fra le due strade: un programma tradizionale segue istruzioni scritte da qualcuno e dà sempre la stessa risposta; una rete neurale impara dai dati e risponde con la cosa probabilmente più giusta.

    Perché leggerlo: senza questa storia ogni annuncio sembra il primo, e non hai modo di pesarlo. È breve e si legge per intero in mezz’ora; per seguire il resto basta portarsi dietro la distinzione fra regole scritte a mano e regole ricavate dagli esempi, che torna in ogni capitolo.

  • Capitolo 2 · pagina 31Come impara una macchinaIA simbolica: i sistemi esperti · Machine learning: l’apprendimento dai dati · Machine learning tradizionale: la cassetta degli attrezzi · Deep learning: il salto di qualità · Reti neurali artificiali: architetture di base · Reti neurali artificiali: architetture avanzate

    Questo capitolo apre la macchina e racconta, un pezzo alla volta, come fa a imparare. La storia comincia dai sistemi esperti degli anni Sessanta e Settanta. Un esperto umano scriveva le regole, per esempio “se febbre e tosse, allora possibile influenza”, e un programma le applicava una dopo l’altra. Il metodo funzionava finché le regole erano poche; al primo caso che nessuno aveva previsto si rompeva. Il machine learning (l’apprendimento automatico) rovesciò il metodo: invece di scrivere le regole, si raccolgono molti esempi già risolti e si lascia che il programma trovi da solo le regolarità. Un albero decisionale, per esempio, impara da centinaia di pazienti quale domanda fare per prima per capire se un caso è urgente. Queste tecniche, insieme alle regressioni e alle foreste di alberi, decidono ancora oggi se concedere un prestito o come smistare la posta. Hanno però un limite: lavorano su caratteristiche dei dati che qualcuno ha già scelto per loro. Il deep learning fa il passo in più, perché la rete trova da sola che cosa guardare, ed è proprio quello che serve con le immagini, le frasi e i suoni. Per spiegare come, il capitolo parte dal neurone artificiale, il mattone di base delle reti: una somma pesata dei dati in ingresso, seguita da una piccola curva che si chiama funzione di attivazione. Mettendo insieme qualche neurone si ottiene una rete neurale, e con una rete di questo tipo il capitolo mostra come prevedere se uno studente supererà un esame a partire dai risultati di altri studenti prima di lui. Poi quella rete viene addestrata davvero: si parte con pesi scelti a caso, si misura l’errore e si correggono tutti i pesi insieme, un poco alla volta, per migliaia di giri, finché l’errore è il più piccolo possibile. Questo meccanismo, la discesa del gradiente con la backpropagation, è lo stesso che addestra i modelli da miliardi di parametri. Il capitolo si chiude con le quattro architetture che hanno reso possibile l’IA generativa: la diffusione, che impara a togliere il rumore da un’immagine; l’autoencoder, che comprime e ricostruisce; le GAN, due reti che si sfidano; e il Transformer, che con il meccanismo dell’attenzione legge tutte le parole di una frase insieme e decide quali contano per ciascuna.

    Perché leggerlo: è la parte che rende possibile tutto il resto. Senza sapere che cosa sono i pesi e come si addestrano, non è possibile capire davvero perché le risposte dei modelli possono essere sbagliate. Serve leggerlo tutto? No. Per seguire il libro bastano le sezioni sui sistemi esperti e sul machine learning tradizionale, più la sottosezione sul Transformer, in coda alla seconda sezione sulle reti neurali; il resto delle due sezioni sulle reti neurali, con i conti della rete a tre neuroni, si può saltare al primo giro e riprendere quando vorrai vedere come si arriva a quei numeri. Chi salta deve però almeno portarsi dietro tre parole e il loro significato: pesi, addestramento, attenzione.

  • Capitolo 3 · pagina 69I large language modelCome si addestra un modello di linguaggio · Grande non è sempre meglio: i modelli efficienti · Nuove tecniche per migliorare le capacità degli LLM · Chi fa gli LLM, e come li rilascia · Le architetture, in ordine di tempo

    I modelli di linguaggio, i large language model o LLM, sono l’intelligenza artificiale con cui hai a che fare tutti i giorni, e questo capitolo racconta come nascono e chi li costruisce. Un LLM è una rete neurale addestrata a fare una cosa sola: leggere un pezzo di testo e indovinare la parola che viene dopo. Sembra un compito modesto, ma per farlo bene la rete deve assorbire la grammatica, i fatti e i ragionamenti che stanno dietro le parole, ed è così che impara a rispondere, riassumere e tradurre. Tre grandezze decidono quanto un modello è bravo a prevedere la parola successiva: quanti parametri ha, cioè quanti pesi aggiusta mentre impara; quanto testo ha visto; quanto calcolo è servito per addestrarlo. Nel 2020 ci si accorse che l’errore cala in modo regolare quando le tre grandezze crescono. Sono le cosiddette leggi di scala, e da quella scoperta è partita la corsa a costruire modelli sempre più grandi. Il costo di addestramento, però, sale in fretta, e il capitolo racconta le strade che si stanno percorrendo per contenerlo: modelli più piccoli ma addestrati molto più a lungo, oppure pesi scritti con pochi bit, cioè numeri con meno decimali. Presenta poi due tecniche che negli ultimi anni hanno migliorato i risultati a parità di dimensioni: far scrivere al modello un ragionamento prima della risposta, che è l’idea dei modelli di ragionamento, e organizzarlo dentro come una squadra di specialisti che si attivano solo quando servono, la Mixture of Experts. Il capitolo si chiude con chi costruisce questi modelli e come li rilascia: a pesi chiusi, che restano sui server di chi li ha prodotti, oppure a pesi aperti, scaricabili e modificabili; e con quello che ciascun laboratorio ha scelto di vendere.

    Perché leggerlo: qui impari a capire le caratteristiche di un modello nuovo da solo, e ne esce uno al mese. La prima sezione, l’addestramento e le leggi di scala, aiuta a capire come mai leggiamo sui giornali tutti i giorni della corsa alla costruzione di data center sempre più grandi. La sezione sui laboratori si può attraversare in fretta e riprendere quando ti serve un nome.

  • Capitolo 4 · pagina 83Che cosa sta intorno al modelloAdattare un modello al proprio materiale · La finestra di contesto · Capienza e attenzione · L’harness: l’impianto attorno al modello

    Lo stesso modello, dentro due prodotti diversi, può dare risultati lontanissimi. La differenza la fa quello che gli sta intorno, e questo capitolo lo descrive dall’interno verso l’esterno. Un modello appena addestrato ha una conoscenza generale molto ampia, che viene dal materiale su cui è stato addestrato, ma non sa niente di te e del tuo lavoro. Per portarlo sul tuo materiale ci sono due strade. La prima è riaddestrarlo un poco, il fine-tuning: gli si mostrano esempi curati tratti dai tuoi documenti e il modello cambia il modo in cui si comporta, il tono, il formato, il vocabolario di un mestiere. La seconda è collegarlo ai tuoi documenti, la RAG: il modello resta com’è, ma quando arriva una domanda va a cercare nei tuoi file i pezzi che servono e li legge prima di rispondere. La regola per scegliere è semplice: si addestra per insegnare una forma, si dà un documento per aggiungere un fatto. Tutto quello che il modello legge prima di rispondere sta in uno spazio che si chiama finestra di contesto: le istruzioni, la conversazione fino a quel punto, gli allegati, i risultati delle ricerche. La finestra viene riletta per intero a ogni scambio ed è, in pratica, quanto il modello riesce a tenere a mente mentre lo usi. In tre anni la capienza è cresciuta enormemente: i primi modelli tenevano a mente un documento di poche pagine, quelli di oggi lavorano su testi di centinaia di pagine. Restano però dei limiti nella capacità di tenere l’attenzione su tutto quel materiale, e conviene conoscerli. Il capitolo si chiude con l’impianto completo, l’harness: il contesto, gli strumenti che il modello può usare, la memoria, il ciclo con cui rilegge quello che ha fatto e le istruzioni permanenti. Nessuna di queste cinque cose è il modello, e alcune non si comprano: le costruisci tu. È per questo che due persone con lo stesso abbonamento possono avere esperienze molto diverse.

    Perché leggerlo: è il capitolo che presenta tutte le componenti della IA che usiamo tutti i giorni. Ed è proprio utilizzando al meglio queste componenti che è possibile trarre i migliori risultati dalla IA. I capitoli successivi entrano nel dettaglio: la finestra di contesto torna nel capitolo sull’uso della chat, l’harness in quello sugli agenti, la RAG in quello sulla scelta di una soluzione. Va letto per intero; è breve, e la sezione sulla finestra di contesto è la più utile del libro per chi usa una chat tutti i giorni.

Il libro costruisce le basi in modo progressivo; gli articoli approfondiscono e aggiornano i singoli temi man mano che cambiano.

Quando si utilizzano grandi raccolte di testi, pagine o documenti per alimentare modelli di intelligenza artificiale, la fase di preprocessing assume un ruolo decisivo. È qui che il materiale grezzo, parole, paragrafi, tabelle o rapporti, viene trasformato in conoscenza strutturata, comprensibile e riutilizzabile da un modello di linguaggio.

Una delle tecniche centrali di questa fase è il chunking, cioè la suddivisione dei testi in frammenti di dimensioni gestibili, detti chunk. Questa operazione è necessaria perché ogni modello ha un limite alla quantità di testo che può "vedere" contemporaneamente (la finestra di contesto). Tutto ciò che rientra in questa finestra è disponibile al modello per generare la risposta; tutto ciò che ne resta fuori non è considerato.

La finestra di contesto

Il chunking è strettamente legato alla dimensione della finestra di contesto. In un modello con finestra limitata (per esempio 8.000 token), solo pochi chunk possono essere inseriti insieme alla domanda dell'utente. In modelli più avanzati, come GPT-5 o LLaMA 4, è possibile includere decine o centinaia di chunk, ma ciò non significa che convenga farlo.

Nella progettazione di una soluzione RAG (Retrieval-Augmented Generation), il principio non è "più è meglio", ma "solo ciò che serve". Riempire la finestra con troppo testo può confondere il modello, rallentare l'elaborazione e aumentare i costi. Al contrario, una finestra troppo scarna rischia di produrre risposte incomplete.

Ottimizzazione e sicurezza

Le soluzioni customizzate, come quelle sviluppate su Microsoft Fabric o Azure OpenAI, consentono di regolare con precisione questo equilibrio. Il sistema può selezionare dinamicamente il numero di chunk da inviare al modello in base alla finestra di contesto disponibile, adattare la lunghezza dei frammenti (ad esempio 300, 700 o 1.000 token) e rivalutarne la pertinenza tramite moduli di re-ranking o contextual compression.

Oltre alla gestione del volume di dati, il chunking è anche un momento di controllo qualitativo e di sicurezza. Ogni documento deve essere verificato, pulito e segmentato in modo coerente, perché ciò che viene inserito nei chunk finirà direttamente nella finestra di contesto del modello.

Durante questa fase, vengono applicati controlli specifici:

  • Validazione dei formati per escludere script, macro e contenuti attivi
  • Sanitizzazione del testo per rimuovere markup, caratteri invisibili o simboli Unicode anomali
  • Filtri anti prompt injection che rilevano istruzioni nascoste potenzialmente manipolative
  • Protezione DLP (Data Loss Prevention) per mascherare dati sensibili come email, codici o chiavi API
  • Metadati di provenienza che accompagnano ogni chunk con informazioni su fonte, autore e livello di fiducia

RAG e retrieval adattivo

La RAG consente al modello di accedere a basi documentali più grandi della propria finestra di contesto, recuperando solo i frammenti più pertinenti. Quando l'utente formula una domanda, il sistema seleziona e inserisce nella finestra i chunk necessari, insieme alla richiesta.

Una finestra ampia permette di includere più informazioni, ma anche di introdurre confusione se il retrieval non è calibrato. Le soluzioni avanzate adottano perciò un retrieval adattivo, capace di variare il numero di chunk in funzione della domanda, sintetizzare quelli troppo lunghi e bilanciare pertinenza e diversità dei contenuti.

Conclusione

Il chunking è la fase in cui il dato diventa conoscenza gestibile. Una corretta strategia di suddivisione, pulizia e calibrazione dei chunk, in rapporto alla finestra di contesto e al comportamento della RAG, garantisce che il modello riceva solo le informazioni giuste, nel momento giusto. Il risultato è un sistema più efficiente, sicuro e preciso: capace non solo di rispondere, ma di farlo con consapevolezza del proprio contesto.

In definitiva, il chunking è la grammatica silenziosa che permette all'intelligenza artificiale di pensare in modo ordinato, pertinente e affidabile.

Glossario
Chunking
Suddivisione dei testi in frammenti di dimensioni gestibili per l'elaborazione da parte dei modelli AI
Finestra di contesto
Quantità massima di testo che un modello può 'vedere' contemporaneamente durante l'elaborazione
RAG
Retrieval-Augmented Generation: tecnica che permette ai modelli di accedere a basi documentali esterne
Token
Unità minima di testo processata dal modello (parola, parte di parola o simbolo)
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