Nel novembre 2025 ho scritto che l'Europa aveva trasformato l'alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale in un dovere giuridico e che la domanda aperta era chi avrebbe formato gli insegnanti. Da allora due cose sono cambiate e meritano un aggiornamento: sono arrivati i fondi per la formazione dei docenti, e la norma da cui partivo è stata riscritta.
I fondi: cento milioni per 2.100 scuole
Il percorso ha tre atti, e conviene tenerli in fila perché la stessa cifra tornerà più avanti con un'altra origine. Il primo è il decreto ministeriale 11 novembre 2025 n. 219, che ha destinato cento milioni di euro del PNRR alla costituzione di "snodi formativi": scuole che organizzano formazione sull'intelligenza artificiale per il proprio personale e per quello delle altre scuole della regione. Il secondo è l'avviso pubblico del 27 marzo 2026, che attua il decreto e apre il bando: scadenza 17 aprile, procedura a sportello, cioè con le domande finanziate in ordine di arrivo, tetto di 50.000 euro a progetto, nessun cofinanziamento richiesto, almeno il 40 per cento delle risorse riservato al Mezzogiorno. Il terzo è il decreto n. 34 del 19 maggio 2026, che assegna i fondi alle scuole che hanno risposto a quell'avviso: 99,96 milioni a 2.100 istituzioni scolastiche, statali e paritarie non commerciali, circa 47.600 euro in media, il 48,4 per cento alle scuole del Sud.
Da quel momento i soldi sono nelle mani delle scuole, che li spendono secondo le regole dell'avviso. Le regole ammettono due tipi di attività. I percorsi di formazione, per docenti, personale amministrativo e tecnico, direttori dei servizi e dirigenti, in presenza o online, in gruppi di almeno dieci persone; almeno un percorso deve essere dedicato alla formazione di formatori, che poi diffondono le competenze nel proprio istituto. E i laboratori sul campo, solo in presenza, rivolti ai docenti, anche con il coinvolgimento degli studenti, in gruppi di almeno cinque; a questi va almeno metà del finanziamento. I costi sono standardizzati, 122 euro l'ora per il formatore e 34 per il tutor, più un 40 per cento forfettario per organizzazione e software. Ogni progetto deve rilasciare almeno cinquanta attestati, con frequenza di almeno il 70 per cento delle ore. Gli accordi di concessione fissano la conclusione delle attività alla data di chiusura del PNRR; dagli albi delle scuole risultano corsi svolti da giugno in poi e calendari che proseguono in autunno.
Il modello dei formatori che formano altri formatori è lo stesso adottato negli Stati Uniti dalla National Academy for AI Instruction, nata nel 2025 dai ventitré milioni di dollari di AFT, Microsoft, OpenAI e Anthropic. In Italia lo finanzia il PNRR.
A questo canale se ne è aggiunto un secondo, con la stessa cifra e un'origine diversa. Il decreto-legge 26 giugno 2026 n. 107, convertito dalla legge 152/2026, ha inserito nell'articolo 24 della legge 132/2025, la legge italiana sull'intelligenza artificiale, un comma che consente di destinare fino a cento milioni di euro del programma nazionale "PN Scuola 2021-2027" ai percorsi di alfabetizzazione e formazione sull'uso dei sistemi di IA. Il PN Scuola è il programma dei fondi europei di coesione per l'istruzione, un contenitore separato dal PNRR. E a differenza dei cento milioni del DM 219, questi non sono stati assegnati a nessuno: sono un tetto di spesa a disposizione dei decreti attuativi della delega, i cui schemi sono stati approvati in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026 e non sono ancora definitivi. Chi li riceverà, per quali corsi e con quale bando lo diranno quei decreti.
La norma: l'articolo 4 dell'AI Act riscritto
L'articolo 4 dell'AI Act, in applicazione dal 2 febbraio 2025, chiedeva a fornitori e utilizzatori di sistemi di intelligenza artificiale di adottare misure per assicurare un "livello sufficiente" di alfabetizzazione del proprio personale. Il regolamento (UE) 2026/1744, il "Digital Omnibus" sull'intelligenza artificiale, entrato in vigore a luglio 2026, lo ha modificato in tre punti.
Il primo comma chiede ora misure per "sostenere lo sviluppo" dell'alfabetizzazione. La Commissione, nelle sue risposte ufficiali, precisa che l'obbligo resta, che nessun livello specifico è imposto, che non è richiesto un certo livello di alfabetizzazione in capo a un singolo individuo e che non c'è obbligo di misurare le conoscenze del personale. Il secondo comma mette in capo a Commissione e Stati membri il compito di sostenere gli sforzi di fornitori e utilizzatori, anche pubblicando esempi pratici di conformità. Il terzo affida all'AI Board l'adozione di raccomandazioni con obiettivi comuni, tenendo conto dei quadri di competenze europei esistenti, fra cui DigComp e l'AI Literacy Framework per la scuola primaria e secondaria.
Dal 2 agosto 2026 la vigilanza sull'articolo 4 è affidata alle autorità nazionali di sorveglianza del mercato. Per chi utilizza sistemi ad alto rischio, categoria che comprende alcune applicazioni in ambito educativo, resta l'obbligo di formare il personale alla supervisione umana; lo stesso Omnibus ha però spostato l'applicazione delle regole sull'alto rischio dell'allegato III al 2 dicembre 2027.
Sul piano nazionale, la legge 132/2025 è in vigore dal 10 ottobre 2025. Per la scuola prevede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale per l'accesso dei minori di quattordici anni alle tecnologie di IA, e, nella delega dell'articolo 24, criteri che comprendono i percorsi di alfabetizzazione sull'IA, il potenziamento delle discipline STEM nei curricoli e attività formative per università, AFAM e ITS Academy. I decreti attuativi, come detto, sono in corso di adozione.
Cosa resta dell'articolo di novembre
La tesi di allora era che la regola contava meno di chi avrebbe formato gli insegnanti. Dieci mesi dopo la regola chiede meno, la vigilanza è iniziata e i fondi per la formazione esistono, su due canali. Il primo dato su cosa hanno prodotto arriverà con le rendicontazioni delle 2.100 scuole.
