Governare

IA a scuola, dieci mesi dopo: i fondi per i docenti e il nuovo articolo 4

Aggiornamento dell'articolo del novembre 2025. Due novità: cento milioni assegnati a 2.100 scuole per la formazione sull'intelligenza artificiale, e la riscrittura dell'obbligo europeo di alfabetizzazione.

Pubblicato il 5 settembre 20265 minuti di lettura
IA a scuola, dieci mesi dopo: i fondi per i docenti e il nuovo articolo 4
AI Actalfabetizzazione IAscuolaPNRRformazione docentilegge 132/2025Digital Omnibussnodi formativi
Questo tema nel libroParte IV - Governare2 capitoli: apri la sintesi e leggi come iniziano

Questa parte raccoglie i rischi che ricadono su chi usa l’IA, dalle informazioni sensibili alla dipendenza dal fornitore, e le regole che valgono: che cosa chiede l’AI Act, che cosa chiede la legge italiana, a chi tocca rispondere.

I capitoli di questa parte

  • Capitolo 10 · pagina 163I rischi che ti riguardanoQuando decide un algoritmo: discriminazioni e bias · La responsabilità: chi risponde davanti alla legge · L’illusione del controllo umano · Rendere l’IA comprensibile: come spiegare una decisione · Privacy e sorveglianza

    Ci sono algoritmi che ti consigliano cosa guardare la sera e algoritmi che decidono chi assumere e chi merita un prestito. La differenza sta nel costo dell’errore. E ogni algoritmo porta dentro decisioni che qualcuno ha preso: quali dati usare, che cosa contare come esito giusto, dove mettere la soglia. Il capitolo racconta i principali rischi che ricadono su chi utilizza questi sistemi. Il primo è la discriminazione. Un algoritmo impara dai dati, e se nei dati ci sono le disuguaglianze del mondo le riproduce, come il sistema di selezione del personale che penalizzava i curriculum con la parola “donna”. Il secondo è la responsabilità. Quando decide una macchina, spesso nessuno risponde, e il primo verdetto che dice il contrario è quello contro Tesla in Florida. Il terzo è il controllo umano. Sembra la soluzione, ma è più difficile di quanto si creda: la macchina è più veloce di chi la sorveglia, chi ha controllato novantacinque risposte giuste non legge più la novantaseiesima, e quando qualcosa va storto la colpa cade sull’operatore. Il quarto è la trasparenza, cioè come si spiega una decisione presa da una rete, e il capitolo presenta tre famiglie di metodi. Il quinto è la privacy, dal riconoscimento facciale al filtro bolla che ti mostra solo quello che conferma le tue idee. Alla fine del capitolo avrai le domande da fare a ogni sistema che decide qualcosa su di te: come arriva alla decisione, se tratta te come chiunque altro, che cosa sa di te, chi risponde se sbaglia.

    Perché leggerlo: i cinque rischi sono le ragioni per cui esistono le regole del capitolo dopo, e le domande con cui chiude sono quelle che ti serviranno quando qualcuno ti proporrà un sistema che decide su persone. Si legge per intero in un’ora; le sezioni sul controllo umano e sulla trasparenza sono quelle che il capitolo sul ridisegno del lavoro ha già usato senza dirlo.

  • Capitolo 11 · pagina 171Le regoleUnione Europea · Stati Uniti · Regno Unito · Cina · Italia · Verso un approccio globale · L’obbligo che ti riguarda, e come si adempie

    Il primo obbligo di legge che ti riguarda come persona che usa l’IA al lavoro è già in vigore, e quasi nessuno sa di averlo. Il capitolo racconta quali regole esistono, dove valgono e come si capisce se una riguarda te. L’Unione Europea è stata la prima a scrivere una legge completa, l’AI Act, in vigore dal 2024. L’idea di fondo è che non tutti i sistemi sono uguali: un filtro antispam e un algoritmo che decide chi assumere non possono avere le stesse regole. Per questo la legge li divide in quattro livelli di rischio, minimo, limitato, alto e inaccettabile, con obblighi che crescono con il rischio fino al divieto. L’applicazione segue un calendario scaglionato, riscritto nel 2026, e le date stanno online. Un articolo riguarda direttamente chi legge: chi usa l’IA in un’attività professionale deve occuparsi dell’alfabetizzazione di chi lavora per lui. Fuori dall’Europa il quadro è diverso. Gli Stati Uniti, dove hanno sede quasi tutti i laboratori, non hanno una legge federale: governano con ordini esecutivi, che cambiano con l’amministrazione, e con strumenti più incisivi di una legge, le commesse pubbliche e i controlli sull’export. Il Regno Unito non ha una legge e fa testare i modelli da un istituto pubblico prima del rilascio. La Cina controlla i contenuti in casa e distribuisce i modelli fuori. L’Italia ha affiancato alla legge europea una legge nazionale, la 132 del 2025. Un trattato internazionale esiste, ma i suoi meccanismi sono lenti. Per capire quale norma ti tocca il criterio è uno solo: guarda che cosa fa il sistema, non quale modello usa. L’ultima sezione spiega come si adempie l’obbligo che ti riguarda, e perché non basta un corso.

    Perché leggerlo: per capire quali sono le regole da rispettare nell’usare l’IA in ambito aziendale. La sezione sull’Unione Europea e l’ultima, sull’obbligo che ti riguarda, sono quelle da leggere; le sezioni sugli altri paesi sono contesto, per sapere che cosa succede fuori, e si possono attraversare. Le date sono sulla pagina online, non qui.

Il libro costruisce le basi in modo progressivo; gli articoli approfondiscono e aggiornano i singoli temi man mano che cambiano.

Nel novembre 2025 ho scritto che l'Europa aveva trasformato l'alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale in un dovere giuridico e che la domanda aperta era chi avrebbe formato gli insegnanti. Da allora due cose sono cambiate e meritano un aggiornamento: sono arrivati i fondi per la formazione dei docenti, e la norma da cui partivo è stata riscritta.

I fondi: cento milioni per 2.100 scuole

Il percorso ha tre atti, e conviene tenerli in fila perché la stessa cifra tornerà più avanti con un'altra origine. Il primo è il decreto ministeriale 11 novembre 2025 n. 219, che ha destinato cento milioni di euro del PNRR alla costituzione di "snodi formativi": scuole che organizzano formazione sull'intelligenza artificiale per il proprio personale e per quello delle altre scuole della regione. Il secondo è l'avviso pubblico del 27 marzo 2026, che attua il decreto e apre il bando: scadenza 17 aprile, procedura a sportello, cioè con le domande finanziate in ordine di arrivo, tetto di 50.000 euro a progetto, nessun cofinanziamento richiesto, almeno il 40 per cento delle risorse riservato al Mezzogiorno. Il terzo è il decreto n. 34 del 19 maggio 2026, che assegna i fondi alle scuole che hanno risposto a quell'avviso: 99,96 milioni a 2.100 istituzioni scolastiche, statali e paritarie non commerciali, circa 47.600 euro in media, il 48,4 per cento alle scuole del Sud.

Da quel momento i soldi sono nelle mani delle scuole, che li spendono secondo le regole dell'avviso. Le regole ammettono due tipi di attività. I percorsi di formazione, per docenti, personale amministrativo e tecnico, direttori dei servizi e dirigenti, in presenza o online, in gruppi di almeno dieci persone; almeno un percorso deve essere dedicato alla formazione di formatori, che poi diffondono le competenze nel proprio istituto. E i laboratori sul campo, solo in presenza, rivolti ai docenti, anche con il coinvolgimento degli studenti, in gruppi di almeno cinque; a questi va almeno metà del finanziamento. I costi sono standardizzati, 122 euro l'ora per il formatore e 34 per il tutor, più un 40 per cento forfettario per organizzazione e software. Ogni progetto deve rilasciare almeno cinquanta attestati, con frequenza di almeno il 70 per cento delle ore. Gli accordi di concessione fissano la conclusione delle attività alla data di chiusura del PNRR; dagli albi delle scuole risultano corsi svolti da giugno in poi e calendari che proseguono in autunno.

Il modello dei formatori che formano altri formatori è lo stesso adottato negli Stati Uniti dalla National Academy for AI Instruction, nata nel 2025 dai ventitré milioni di dollari di AFT, Microsoft, OpenAI e Anthropic. In Italia lo finanzia il PNRR.

A questo canale se ne è aggiunto un secondo, con la stessa cifra e un'origine diversa. Il decreto-legge 26 giugno 2026 n. 107, convertito dalla legge 152/2026, ha inserito nell'articolo 24 della legge 132/2025, la legge italiana sull'intelligenza artificiale, un comma che consente di destinare fino a cento milioni di euro del programma nazionale "PN Scuola 2021-2027" ai percorsi di alfabetizzazione e formazione sull'uso dei sistemi di IA. Il PN Scuola è il programma dei fondi europei di coesione per l'istruzione, un contenitore separato dal PNRR. E a differenza dei cento milioni del DM 219, questi non sono stati assegnati a nessuno: sono un tetto di spesa a disposizione dei decreti attuativi della delega, i cui schemi sono stati approvati in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026 e non sono ancora definitivi. Chi li riceverà, per quali corsi e con quale bando lo diranno quei decreti.

La norma: l'articolo 4 dell'AI Act riscritto

L'articolo 4 dell'AI Act, in applicazione dal 2 febbraio 2025, chiedeva a fornitori e utilizzatori di sistemi di intelligenza artificiale di adottare misure per assicurare un "livello sufficiente" di alfabetizzazione del proprio personale. Il regolamento (UE) 2026/1744, il "Digital Omnibus" sull'intelligenza artificiale, entrato in vigore a luglio 2026, lo ha modificato in tre punti.

Il primo comma chiede ora misure per "sostenere lo sviluppo" dell'alfabetizzazione. La Commissione, nelle sue risposte ufficiali, precisa che l'obbligo resta, che nessun livello specifico è imposto, che non è richiesto un certo livello di alfabetizzazione in capo a un singolo individuo e che non c'è obbligo di misurare le conoscenze del personale. Il secondo comma mette in capo a Commissione e Stati membri il compito di sostenere gli sforzi di fornitori e utilizzatori, anche pubblicando esempi pratici di conformità. Il terzo affida all'AI Board l'adozione di raccomandazioni con obiettivi comuni, tenendo conto dei quadri di competenze europei esistenti, fra cui DigComp e l'AI Literacy Framework per la scuola primaria e secondaria.

Dal 2 agosto 2026 la vigilanza sull'articolo 4 è affidata alle autorità nazionali di sorveglianza del mercato. Per chi utilizza sistemi ad alto rischio, categoria che comprende alcune applicazioni in ambito educativo, resta l'obbligo di formare il personale alla supervisione umana; lo stesso Omnibus ha però spostato l'applicazione delle regole sull'alto rischio dell'allegato III al 2 dicembre 2027.

Sul piano nazionale, la legge 132/2025 è in vigore dal 10 ottobre 2025. Per la scuola prevede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale per l'accesso dei minori di quattordici anni alle tecnologie di IA, e, nella delega dell'articolo 24, criteri che comprendono i percorsi di alfabetizzazione sull'IA, il potenziamento delle discipline STEM nei curricoli e attività formative per università, AFAM e ITS Academy. I decreti attuativi, come detto, sono in corso di adozione.

Cosa resta dell'articolo di novembre

La tesi di allora era che la regola contava meno di chi avrebbe formato gli insegnanti. Dieci mesi dopo la regola chiede meno, la vigilanza è iniziata e i fondi per la formazione esistono, su due canali. Il primo dato su cosa hanno prodotto arriverà con le rendicontazioni delle 2.100 scuole.


Articoli correlati su Libro Vivo IA

  1. Intelligenza artificiale a scuola: un investimento strategico nel capitale umano
Resta aggiornato

Un solo aggiornamento per articoli, eventi e nuove edizioni

Nuovi articoli sull'IA
Nuove edizioni del libro ed eventi